libro Jole Caleffi
Lo specchio dell'arte

L’arte tra cielo e terra: la catena simbolica delle concettualità.
“Oggi non è più possibile parlare d’arte nei termini di un’essenza categoriale e immutabile dello spirito, ma come mutevole realtà, il cui stesso significato muta a seconda delle epoche, e può persino identificarsi, di volta in volta, con il mito, la religione, la società, la tecnologia; la cui comprensione o incomprensione varia del pari d’epoca, da individuo a individuo”.
Questa affermazione di Gillo Dorfless, in parte, sembra riflettere sulla complessa e ricca produzione dell’artista Jole Caleffi.È indubbio che il concetto di arte si sia aperto alle diverse influenze e contaminazioni, non solo stilistiche, ma di contenuto, proprio a riferimento della molteplicità delle forme espressive, comunicative e tecnologiche.
La vasta produzione di Jole Caleffi ci suggerisce, invece, altre considerazioni e valutazioni che hanno come sfondo principale la realizzazione intima di un élan vital che ha in sé motivi di ricerca profonda del Tempo e del suo inesorabile divenire.
Questo penso sia il leit-motiv che ricorre periodicamente e condiziona le stagioni artistiche della Caleffi, stagioni attraversate da esperienze di varia natura, con anche il desiderio di sperimentare nuove forme comunicative ed estemporanee come la performance.
Quest’ultima esperienza è stata coltivata e fatta oggetto di rappresentazione pubblica, quasi una sfida rispetto alle varie mode che negli anni ’70, prevalentemente, rischiavano di appiattire il senso comune e il desiderio di apparire “out”.
Il tema scelto era legato alle influenze della psicanalisi, in particolare la rappresentazione della “Vita e morte dell’eros”.
Un percorso sull’estetica del Narcisio nella società post industriale: le forme del mito e delle ideologie della “bellezza” nella raffigurazione dell’Eros che muore privo delle sue irresistibili seduzioni. È la perdita delle idee di “bellezza” non in senso astratto, ma concreto: tutti gli oggetti che vivono attorno e con noi hanno perso la loro primitiva attrazione e pragmaticità.

Franchino Falsetti


Art between sky and earth: the symbolic chain of conceptuality.
“Today, it is no longer possible to speak of art in terms of a categorical and immutable essence of the spirit, but as a mutable reality, whose own meaning transforms in relation to the times and can also identify itself each time with myth, religion, society, and technology: whose comprehension and incomprehension varies equally in time from individual to individual.”
This affirmation by Gillo Dorfless seems to, in part, reflect on the complex and rich collection of the artist, Jole Caleffi. It is unmistakable that the concept of art has opened up to diverse influences and contaminations, not only relevant to style, but also to content, precisely in reference to a multitude of expressive, communicative, and technological forms. Instead, the vast collection by Jole Caleffi suggests other considerations and evaluations, which have as a main background the intimate realization of an élan vital that encloses, within, deep motivations of Time and its inescapable occurrence.
I believe this to be the leitmotiv that periodically recurs and conditions the artistic seasons of Jole Caleffi, seasons traversed by experiences of various nature, accompanied by the desire to experiment new communicative and extemporaneous forms, such as the performance. This last experience was cultivated and presented to the public, almost as a dare, with respect to the various modes of the 1970’s, prevalently, risking to flatten common sense and the desire to appear “out”.
The theme chosen was tied to the influence of psychoanalysis, particularly, the representation of “Vita e morte dell’eros” (Life and Death of the Eros).
An itinerary on the aesthetics of Narcissus in the post-industrial society: the forms of a myth and of the ideologies of “beauty” in the portrayal of Eros who dies without his irresistible seducements.
It is the loss of the idea of “beauty” not in an abstract sense, but concretely: all objects which live around and with us have lost their primitive attraction and pragmatism.

Franchino Falsetti

 
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